Il comune di Sant’Anastasia si estende ai piedi dell’antico cratere del Monte Somma e, insieme ad altri dodici comuni della città di Napoli, rientra nel Parco Nazionale del Vesuvio. Viene considerato come uno fra i più grandi paesi della provincia di Napoli, contando circa 27665 abitanti. Sant’Anastasia ha origini antichissime che risalgono all’epoca romana, inoltre la sua storia inevitabilmente s’abbraccia a quella della città partenopea, soprattutto per quel che riguarda l’aspetto l’economico, sociale e culturale.

Come la storia insegna, il nome di ciascun luogo non è mai del tutto casuale o frutto di invenzione: perché Sant’Anastasia si chiama così?

Il nome del comune è legato all’omonima santa martire cristiana vissuta nel IV secolo. La santa nacque a Roma nel 283 d.C. in una famiglia patrizia, probabilmente della gens Anicia. Fu una donna nobile e colta e, secondo quanto viene tramandato, il vescovo Crisogono di Aquileia fu suo maestro. Rimasta orfana della mamma in tenera età, sposò un pagano di nome Publio che, mal tollerando i gesti caritatevoli della moglie nei confronti dei più poveri, fu segregata in casa e la sua prigionia durò fino alla morte del marito.

Riottenuta la libertà, si trasferì a Sirmio, in Illiria, dove continuò a svolgere atti d’amore verso il prossimo, in particolar modo si dedicò ad assistere i cristiani in carcere. Il forte interesse che Anastasia ebbe nei confronti di queste anime, insospettì i pagani che la denunciarono al prefetto Probo. Scoperta la sua fede cristiana, fu sottoposta a terribili sofferenze e imbarcata, insieme ad altri cristiani e delinquenti, su una scialuppa forata con l’intento di farli annegare in massa.

Ciò non avvenne e il naviglio approdò sull’Isola di Palmaria, presumibilmente sulla costa dalmata. Lì si dedicò a convertire al cristianesimo i pagani del luogo. Questa circostanza, come facilmente si può presupporre, fece infuriare il prefetto Probo che rispose massacrando un ingente numero di cristiani tra cui Anastasia stessa: fu legata a quattro pali, arsa viva e decapitata il 25 dicembre del 304. Le sue ceneri furono raccolte e deposte in un giardino da una donna di nome Apollonia e venerate fino al 460 circa, anno in cui furono trasferite a Costantinopoli e depositate nella basilica della Resurrezione nella chiesa che porta il suo nome.

Fonte storia: "Vesuvio Live"